24 Luglio 2009

Abballu senza sballu

E con la colonna sonora dell'estate siculo-salentina, auguro buone vacanze a tutti i visitatori di questo blog. A presto

 
19 Luglio 2009

Unile,sveglia! no,non è una pubblicità alla lista studentesca ciellina!




La recente classifica delle Università italiane stilata dal Sole 24ore mette a confronto l'offerta dei diversi Atenei poco prima del solito flusso d'iscrizioni che caratterizza i mesi estivi.
L'analisi, più che sui fondi ministeriali sulla qualità (non ancora intervenuti) è stata fatta sulla docenza, organizzazione della didattica e ricerca, ossia sui campi classici delle Università.

Ebbene l'Università di Lecce si è posizionata al 54 posto su 60. Sarebbero tante le analisi da fare per capire come mai una valutazione così negativa dell'Università di Lecce (oggi chiamata "del grande salento" solo per giustificare una delocalizzazione miope, inutile e dannosa per gli studenti), ma una tra tutte rende l'idea del pessimo risultato; è una scelta politico-strategica la cui responsabilità ricade sulle amministrazioni universitarie e locali che si sono succedute dalla nascita dell'ateneo leccese fino ad ora, ossia la scelta di "emarginare" la gran parte delle facoltà in periferia, in una sorta di "campus" all'americana i cui cancelli - però - chiudono alle 19 di sera. Ebbene è proprio questo ciò che limita l'Università di Lecce e ciò che fa di Lecce una città non universitaria. Perché è proprio l'integrazione tra l'Università e la città a creare una città universitaria, a favorirne l'accesso alla cittadinanza, a creare consapevolezza circa l'importanza del sapere, nonché a creare un indotto che fa ruotare l'economia intorno ad una polo importante del tessuto cittadino, contribuendo così all'arricchimento anche dell'Università stessa, seppur di riflesso.
Infatti la considerazione dell'Università di Lecce come un "qualcosa" che c'è ma che si vede poco contribuisce anche ad uno scarso dibattito politico-culturale sull'Università e, di conseguenza, crea poca attrattiva nei confronti degli "studiosi in cerca di cattedra", i quali preferiscono piuttosto orientarsi verso le Università del centro-Nord, più ricche - è vero - perché hanno una tassazione maggiore (ma offrono i servizi più disparati), ma più attraenti dal punto di vista delle opportunità di ricerca.

E' il "fare sistema" che contribuisce alla crescita di un Ateneo. E' l'intesa con la Regione, le istituzioni locali, le associazioni attive sul territorio, le imprese, le agenzie di servizi locali, ecc. che fanno di un Ateneo un polo d'attrazione per gli studenti. Ovviamente senza questi presupposti non può esserci nè buona docenza nè buona ricerca, perché queste si ottengono solo in ambienti sani, stimolanti e competitivi.
Un buon diritto allo studio è compito non solo dell'Ateneo, ma dell'Ateneo con la Regione;
Un buon servizio di trasporto è compito dell'Ateneo con le aziende di trasporto locali;
Un buon servizio di accoglienza e di risoluzione dei problemi per gli studenti fuori sede è compito dell'Ateneo con il Comune;
Un collegamento con il mondo del lavoro è compito dell'Ateneo con le imprese locali, grazie a stages, tirocini, dialoghi tra studenti e imprenditori, ecc.

Se si continua ancora a pensare all'Università di Lecce come un campus fuori città, mal collegato con il centro, la cui attività termina all'ora di cena e se si continua a pensare alla delocalizzazione delle facoltà (o dei corsi di laurea) come ad un compromesso di buon vicinato, nell'ottica (malata) di fare sistema con le altre province, perchè pretendono di essere qualificate come "città universitarie" senza però occuparsi dei servizi collegati (diritto allo studio, trasporti, biblioteche, ecc.), allora il territorio non avrà mai l'opportunità di confrontarsi con il sapere universitario e a poco serviranno le "notti bianche"; inoltre non avrà mai la possibiltà di attrarre il sapere e sfruttarlo per la crescita del territorio, con la conseguenza che l'Unile resterà sempre un Ateneo di serie C, pur avendo tutte le potenzialità per divenire un punto di riferimento per gli studi nel Mezzogiorno.

 
11 Luglio 2009

La Puglia vince tra 27 Stati dell'Unione Europea



Bruxelles: la Regione Puglia vince primo premio per legge contro lavoro nero


Per chi dice che il governo di Vendola non ha portato a nessun risultato.
L'unico conforto (non solo mio, evidentemente) è che l'ottimo lavoro fatto dalla Regione Puglia sulle tematiche sociali sia riconosciuto almeno in Europa (se non in Italia o nella stessa regione...).
Questo, aggiunto alle politiche illuminate sulle fonti di energia rinnovabili fanno della Puglia una regione-modello per molte altre regioni d'Italia e per tanti altri paesi europei e dimostra che per soddisfare il fabbisogno di energia non occorre aprire nuove centrali nucleari, mettendo a rischio l'ecosistema e la sicurezza stessa delle persone (perchè,  si sa, siamo in Italia, dove non mi spaventa tanto l'apertura delle centrali, quanto i criteri in base al quale affidarne la gestione...), ma è sufficiente coordinare le politiche riguardo le rinnovabili.
Per tornare al tema del post, m'inorgoglisce sapere che la Regione si è dotata di una legge efficace sull'emersione del lavoro nero, soprattutto in una regione in cui è altamente diffuso. Ora non resta che sperare che questo lavoro non venga vanificato alle prossime elezioni...

 
04 Giugno 2009

Recensione (sì, lo so, dovevo cominciare con un capolavoro...tutti sbagliano!)




Mio malgrado ho appena finito di vedere "Albakiara" del regista Stefano Salvati. All'inizio ero incuriosito da un film potenzialmente icona di una generazione e per giunta di un giovane regista. Son partito senza pregiudizi, ma sono stati sufficienti 4 minuti per distogliere lo sguardo come quando ci si trova in una situazione noiosa, in un deja vu. Bene, mi son detto, continuiamo. Peccato che il deja vu ha continuato a balenarmi nella mente. Personaggi quasi fiabeschi: la muta "veggente", l'eroe senza macchia, il cattivo senza sfumature, il poliziotto scaltro ma poco credibile, la principessa buona. Ora, su quest'ultima noto uno sforzo da parte del regista (o dello sceneggiatore o del produttore?) di contestualizzarla e di farle assumere tinte tipiche di una generazione di attuali teenager, ma ha solo peggiorato la situazione. Le scene, poi, parevano ispirate ai film di quentin tarantino, con un risultato mediocre, perchè le sfumature alla pulp fiction sono difficili da imitare se non si possiede la visione d'insieme e la sensibilità dell'umile, di chi non esagera con le tinte e gli effetti. Le musiche, sembravano cucite con lo spago sulle emozioni dei personaggi o sulle situazioni clou; con lo spago perchè anche queste, al pari delle scene di cui parlavo prima, sono esagerate. Anche qui un gusto del pacchiano, un tentativo di enfatizzare situazioni, personaggi e stati d'animo già da sè sufficienti a farsi comprendere dallo spettatore.
Non voglio dar giudizi sul contesto sociale, perchè mi perderei in osservazioni semi-scientifiche, commenti e valutazioni decisamente inappropriati e approssimativi: conosco la generazione "K" così come la conosce un fratello maggiore, un cuginone, uno zio o anche un padre: dall'esterno; inoltre con la consapevolezza che nonostante la globalizzazione del decadimento dei costumi e della perdita di morale collettiva, sono sì reali, ma variabili da strato sociale a strato sociale e da territorio a territorio; dunque non faccio commenti, ma dico che quello del film è un contesto sociale "estremo" e non rispondente alla realtà. Non tutta almeno. Ma si sa, nel raccontare una generazione spesso si prescinde da certe sottigliezze, ecco perchè non tutti i registi lo fanno. Almeno non quelli giudicati dal pubblico o dalla critica "bravi e capaci" ed ecco perchè certi altri registi prendono pezzi di simboli generazionali e li incolla quà e là giusto per tentare di contestualizzare ancora di più e di tentare di dare credibilità a ciò che si sta raccontando.
L'unica cosa che mi ha colpito nel film è il "finale a sorpresa", ma a pensarci bene...il finale a sorpresa è anche un clichè banale; tuttavia dalla trama del film non ci si aspetterebbe un finale del genere. Unico sussulto in una lunghissima serie di sbadigli e di risate di commiserazione.

 
03 Giugno 2009

Auguri Italia



 

C'è una canzone dei Modena City Ramblers dedicata alla nostra Repubblica. Si chiama "quarant'anni".
Ebbene, dopo 23 anni, la martoriata Italia è ancora in piedi, ma non sappiamo per quanto tempo resisterà. Se fino agli anni bui (che praticamente coincidono con quasi tutte le epoche storiche dalla sua nascita ad oggi) ha vissuto momenti di tensione, di sconforto, di ambiguità, ecc. una cosa però non aveva ancora vissuto: l'onta e l'umiliazione da parte di coloro che la custodiscono. E' vero. Si è detto peste e corna degli ex democristiani, hanno rubato, saccheggiato, fatto affari più o meno leciti con gente più o meno raccomandabile, hanno mandato la polizia nei cortei a "spaccare teste", hanno tenuto segreti ancor oggi inconfessabili, hanno nascosto la verità ai propri cittadini, ma una cosa l'hanno sempre fatta: rispettare la democrazia, o almeno "mettersi la maschera" durante gli avvenimenti istituzionali. Oggi - purtroppo - ciò non accade più. Oggi si può decretare l'ultimo ed ennesimo schiaffo all'Italia, quello meno doloroso, ma più umiliante, irrispettoso, cinico e canzonatorio: l'assenza di un ministro (delle riforme, poi...) convinto di essere al suo posto non per assolvere un dovere istituzioanale, ma per contribuire alla dissoluzione dello Stato unitario (una contraddizione in termini, ma povero lui, non ha molto acunme e molto sale in zucca) e gli sberleffi di un presidente del consiglio durante la celebrazione della festa del 2 giugno, dimostrano quanto rispetto abbiano per il ruolo che ricoprono e per la repubblica che hanno giurato di proteggere. E siccome la forma è sostanza, non sembra difficile capire che ciò che mostrano è proprio ciò che sentono.
Ora, come ho sempre sostenuto, si può essere d'accordo o meno su temi come il federalismo (fiscale...) o si può essere più o meno vicini a determinate linee politiche (destra, centrodestra, centro, centrosinistra, sinistra, o niente di tutto questo), ma sempre nel rispetto della base, rappresentata dal sistema democratico. Perchè senza democrazia non c'è dialogo e non ci sono differenze di pensiero. O se ci sono, vengono cancellate o sommerse. Ecco, non avere rispetto della festa del 2 giugno, significa non avere rispetto della democrazia nè di chi la applica; vuol dire, in poche parole, non avere rispetto di me, di te che leggi queste parole, della tua compagna o compagno o della tua amica o amico. Significa voler strumentalizzare un sistema per proteggere il proprio piccolo orticello. Qui non si tratta di idee politiche, ma di interessi personali. Quindi, caro silvio, prendi le tue puttanelle e vattene in pensione. Lascia l'Italia a chi ha rispetto per lei...e per gli Italiani.

Segue testo della canzone.

 

Ho quarant'anni qualche acciacco troppe guerre sulle spalle
Troppo schifo per poter dimenticare
Ho vissuto il terrorismo stragi rosse stragi nere
Aereoplani esplosi in volo e le bombe sopra i treni

Ho visto gladiatori sorridere in diretta
i pestaggi dei nazisti e della nuova destra
Ho visto bombe di stato scoppiare nelle piazze
E anarchici distratti cadere giù dalle finestre

Ma ho un armadio pieno d'oro di tangenti e di mazzette
Di armi e munizioni di scheletri e di schifezze
Ho una casa piena d'odio, di correnti e di fazioni
Di politici corrotti, i miei amici son pancioni,

Puttanieri, faccendieri e tragattini
Sono gobbi e son mafiosi massoni piduisti e celerini.

Ho quarant'anni spesi male fra tangenti e corruzioni
Ho comprato ministri faccendieri e giornalisti
Ho venduto il mio di dietro ad un amico americano
E adesso cerco un'anima anche di seconda mano

Ho quarant'anni ed un passato non proprio edificante
Ho massacrato Borsellino e tutti gli altri
Ho protetto trafficanti e figli di puttana
E ho comprato voti a colpi di lupara

Ma ho scoperto l'altro giorno guardandomi allo specchio
Di essere ridotta ad uno straccio
Questo male irreversibile mi ha tutta divorata
È un male da garofano e da scudo crociato

 

 
13 Maggio 2009

La merda, puru ca la mucci, lo stessu puzza

E tutti i nodi vengono al pettine, come si suol dire.

http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=14376


Glisso ogni commento sul personaggio e sugli eventi, perchè nient'altro avrei da dire se non offese e bestemmie nei suoi confronti, per quello che ha fatto. Ma mi preme dire che circa 10 anni fa, quando scoppiò per la prima volta lo scandalo, alcuni sacerdoti della comunità hanno deriso e calunniato i bambini vittime delle violenze, dicendo che le loro testimonianze erano artificiose.

Ora, a distanza di 10 anni, la merda continua a puzzare e coprirla non è stata una buona idea nè un gesto "cristiano". Ora si ravvedino i sacerdoti della comunità e si sentano in imbarazzo - il chè sarebbe il minimo - per non aver fatto il loro dovere quando era necessario, permettendo che simili gesti criminali si perpetrassero ancora.

Bravi preti, bravi. Anche se coprite la merda, continuerà a puzzare. 

 
26 Aprile 2009

Il pensiero meridiano

Ebbene anche gli inglesi hanno scoperto - con somma meraviglia - che un modello cultural-economico frenetico e votato alla produttività è umanamente insostenibile e  che occorre una tirata di ritmo. Sostengono che occorre rallentare i ritmi lavorativi che poi, per forza di cose, influiscono sui ritmi di vita. Stì cazzi, direi, senza badare troppo alla forma; mò se ne sono accorti? Ma soprattutto, cosa vogliono dimostrare? vogliono diffondere un modo di vivere che non appartiene per nulla alla loro cultura, vogliono fare i maestrini magari a chi un modello del genere lo conosce perfettamente. Infatti il ritmo meridiano, che storicamente e culturalmente appartiene al Sud del mondo e, ovviamente, al Sud Italia, è un modo di vivere che anche loro (come i nord-italiani) hanno per anni offeso e deriso; oggi si sono accorti che forse è un modello umanamente accettabile e soprattutto origine di un sistema produttivo sostenibile, che vede nella persona un essere umano e non una macchina economica.
Peccato che per loro è solo una moda di passaggio, un pò come la pizzica ed il Salento sono una moda per il turismo del Nord, mentre per noi è un modello di comportamento, una tradizione, uno stile di vita. Loro non capiranno mai come si vive con il pensiero meridiano e non sapranno mai cosa vuol dire "vivere con lentezza". Oggi è il momento di mostrare la nostra forza culturale e di dimostrare che abbiamo ragione, ma soprattutto è il momento di insegnare la nostra cultura, quella vincente. Forza Sud. 

 
18 Marzo 2009

Paz!

Uno dei capolavori della cinematografia italiana, tratto dal genio di uno dei migliori fumettisti della storia.


"Vivo sulla lama, mi commuovo nei bassifondi, parlo coi ricercati dello Stato, brigo, mi procuro e dilapido milioni, poi, rischio, mi struggo, mi umilio, poi mi arrendo, mi arrrendo...poi mi faccio, e tutto torna bello, più splendente di prima!!
L'alternativa è la birreria, il lavoro, il risparmio, il normale sfaldarsi del corpo, lo scemo naturale, il simpatico, l'antipatica, due più due fa quattro, sveglia alle otto, due palle anche lì, peggio di qua. Vuoi mettere risorgere, risorgere, risorgere, risorgere...".

 

"Trasversalismo panico,
nomadismo schizoide,
dittatura del significato
proletariato in precarizzazione,
tempo liberato dal lavoro,
temporalità proletaria sottrattiva,
sottrazione sociale generalizzata,
manifestazione non violenta,
difesa con armi leggere,
creativismo isterico,
maodadaismo,
poetica sensualironica,
deterritorializzazione,
riterrit orializzazione,
soggettivismo isterico,
femminilizzazione generalizzata,
sovversione creativista,
rimozione del soggetto.
La felicità è sovversiva quando si collettivizza!"


  "- Quindi adesso ve ne andate da un'altra parte, dove volete voi, non m'interessa. Non è che sono contrario, macchecazzo!
 - Fai l'artista e te ne freghi. Ma siamo noi che ce ne freghiamo di te. Sei un'artista! E CE LO CAGHI CHE SEI UN ARTISTA! Dormi una notte in facoltà, hai fatto l'occupazione. Squaqui due manifesti, e sei con la coscienza apposto. L'Espresso una settimana sì e due no, e Il Linus quando ti pare, ed ecco risolto il problema di tenersi aggiornato. In pratica, ciccio, o diventi PRO-DUT-TI-VO per il movimento, o VAF-FAN-CU-LO! E guarda che Penthotal che non caga, è un fatto che ti sei inventato te, CIOE' E' UN MITO CHE NON ESISTE! NON SEI TU CHE NON CAGHI, MA SONO GLI ALTRI CHE TI HANNO EMARGINATO!
 
... E CE LO CAGHI CHE SEI UN ARTISTA!!!"  


"Eppure, caro Zanardi, esistono delle regole che ci vietano di confidare in un miracolo; è assurdo pensare di potersi ritrovare un giorno improvvisamente colti se non si è mai letto un libro, oppure rispettati, quando ci si è sempre comportati ingiustamente. Questi sono miracoli che non possono accadere...così come dal giallo con l'azzurro nascerà sempre il verde, e non il rosa o il marrone...il verde è matematico, ricordalo Zanardi...".


"Ma che significa “Ti lascio”! Che non faremo più l’amore, che non ci vedremo più, o che incontrandomi non mi saluterai? Niente di tutto questo, o forse sì, tutto questo. Comunque è il concetto che conta, ti lascio, amen. La meccanica non m’interessa".

"Lavoro. Te credo che lavoro. Al consorzio. Come quale? Al consorzio de bonifica. Come dove, a Latina, no! Come, che vojo? Sto qui pe' l'esame! ..Se ho letto qualche cosa? No. Come faccio a studià, lavoro! Mò me metto a leggere Kripke e Chomsky! Ai miei fiji che ce pensi, te? Che me frega. Poi io.. nun riconosco. Come che, nun riconosco un cazzo! ..Perché vojo fà l'esame? Me mancano solo Filosofia Modale e Teoria dei Modelli, mò mollo così, perché sei bella te! [...] Come, qui danno Semiotica? Il DAMS? E che è? Ah, nun è Filosofia? Annamo bene! Adesso m'o dici!"

"Senta, io ho mandato via sei persone oggi, gente che si era preoccupata comunque molto più di lei".
"Ho capito, ma questa non è una società meritocratica, e qui tutti diventano qualcuno per merito di qualcun altro, solo io che sono un povero Cristo devo fare i conti con la regola. Ma guarda un po'!
"Ma sentilo, il proletario..."
"No no no! Proletario un cazzo! Sei una stronza! Questo è un esame di merda – mhm? – e tu sei una fottutissima fascista del cazzo! Assetata di potere come Hitler! E non m'hai nemmeno chiesto la differenza tra il segno e l'apparenza, cioè che il segno si decifra e l'apparenza non si deve assolutamente decifrare. E mi viene a domandare del serpente! Ma sai dove te lo devi ficcare il serpente? Nel tuo buco del culo fascista di merda!"

"Ma vatti a farti proletariare la fica, và!"


Mai tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa.


è una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene una formalità
come decidere di radersi i capelli
di eliminare il caffè, le sigarette
di farla finita con qualcuno
o qualcosa, una formalità una formalità
o una questione di qualità
io sto bene io sto bene
io sto male io sto male
io non so io non so
come stare dove stare
non studio non lavoro non guardo la TV
non vado al cinema non faccio sport
io sto bene io sto male io non so
cosa fare non ho arte non ho parte
non ho niente da insegnare
è una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene, una formalità 

 Stop. Fine delle trasmissioni.

 
15 Marzo 2009

Mentre sto fumando ancora un'altra sigaretta...



fingo d'aver capito che vivere è incontrarsi,
aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare,
bere, leggere, amare... grattarsi...

* Lasciatemi ai margini della società. Non voglio entrarci e non voglio far parte della vostra cultura fasulla *
 
08 Marzo 2009

Auguri alle Donne



E' strano che la festa della donna abbia preso la sua caratterizzazione da un presunto falso storico, mi riferisco all'incendio dell'industria tessile Cotton, avvenuto a New York nel 1908, in cui morirono molte lavoratrici donne. Certo è strano che una festa internazionale e pienamente radicata nel tessuto sociale e culturale occidentale abbia preso origine da un fatto finora non documentato. Ma non è questo il punto. Non è il fatto in sè che ha rilevanza, ma il simbolo, rappresentato dalla reazione a secoli di oppressione di una società maschilista nei confronti delle donne. Ebbene è questa presa di coscienza del ruolo della donna nella società che conta davvero. Già. Peccato che ormai questa festa sia diventata l'ulteriore pretesto per una notte di follie e di festeggiamenti all'insegna del permissivismo.
E' curioso che questo modello di festeggiamento sia in un certo senso imposto mediaticamente da una compagine sociale ancora maschilista, che induce a considerare la donna un oggetto e un mezzo di profitto. E' curioso anche che sia diffusa tra le donne una certa acquiescienza a questo sistema che rimbambisce le coscienze e induce a rafforzare quel senso di maschilismo che vede nelle donne solo un oggetto di piacere e un destinatario di attenzioni strumentalizzate o - peggio - fini a se stesse. Ecco perchè detesto dare auguri in questo giorno, visto - nella migliore delle ipotesi - come un correttivo al maschilismo diffuso. Beh, ogni giorno dovrebbe essere la festa della donna, come quella dell'uomo. La parità impone l'abbattimento delle disuguaglianze, anche nominali e concettuali e se proprio dobbiamo augurare qualcosa, auguriamoci che lo sfruttamento e lo schiavismo delle donne abbia una fine, forse è meglio di un augurio ipocrita ed istituzionalizzato.

 
05 Marzo 2009

Finalmente...Linux!

E così finalmente, dopo lunghe peripezie informatiche, sono riuscito ad installare sul mio eeepc 900 (preso in extremis dopo che il mio vecchio glorioso acer durato 7 anni mi ha improvvisamente lasciato) l'aggiornatissima versione di ubuntu easy peasy! Era da tempo che non usavo linux sul pc e precisamente da quando un amico pisano mi installò linux gentoo sul vecchio acer. Per mesi ci ho sbattuto la testa per capirne il funzionamento, ma poi gli esami, gli impegni vari e tante altre vicende mi portarono a de-coltivare la passione per i "sistemi alternativi". Ora è tornata con prorompenza e devo dire che il fascino della shell è sempre lo stesso (anche se devo ammettere che trovo qualche piccola difformità rispetto a gentoo).
Staremo a vedere. Per adesso mi concentro sulla tesi, ma non vi nascondo che il piacere di spostare files da una cartella all'altra usando la shell è indescrivibile. Ed è solo l'inizio...

 
24 Febbraio 2009

Dal vangelo secondo la chiesa (una, santa, cattolica, apostolica, tiranna, bieca, ipocrita, malvagia, criminale, aberrante)

E un giorno il papa disse: "fratelli che amate i poveri, fondate un istituto cattolico che possa aiutare gli indigenti". E fu così che venne fondata la CARITAS. Essa aveva il solo scopo di procurare sollievo ai sofferenti, un tetto agli erranti, un piatto caldo agli affamati, vestire i nudi, aiutare i bisognosi. Ma per fare ciò chiedeva l'aiuto della santa madre chiesa, la quale chiedeva l'aiuto delle diocesi, le quali chiedevano l'aiuto delle parrocchie, le quali chiedevano l'aiuto delle parrocchiane, le quali toglievano i vestiti vecchi (??) ed il pane di bocca ai propri mariti per darli alla parrocchia, la quale li dava, infine, alla caritas locale.
Ma qualcuno nella caritas, un giorno disse: "non ce la facciamo, abbiamo bisogno di volontari per poterci gestire meglio". E fu così che (vi risparmio la trafila) furono garantite le associazioni all'interno della caritas, fino ad istituzionalizzarne la presenza con il servizio civile.
Poi essa pian piano crebbe, fino a diventare una vera e propria struttura, dotata di uffici, mansioni, compiti, relazioni, insomma, una organizzazione con i contro cazzi.
Ma qualcuno direbbe: "e con questo? che c'è di male?" Niente, se non fosse che proprio io, con i miei occhi, un giorno mi trovai dinanzi, in una insospettabile casa di ferventi religiosi praticanti ed attivisti della caritas, una marea di prodotti alimentari: latte, pane, burro, marmellate, pasta, formaggi...insomma, un vero supermercato (come quelli istituiti oggi dalla caritas!). Essa (la fervente) mi disse: "dai, prendi qualcosa, su! ti faccio un cestino." Io,  da buon bambino goloso, accettai. Ma ancora mi bestemmio. Che ci faceva quella roba in quella casa? Mah...non voglio fare il maligno.
"E con questo?" direte voi. "Qualche mela marcia c'è dappertutto". Già. E' vero.
Oggi ho appena scoperto l'esistenza della tessera caritas. Praticamente, per usufruire dei loro servizi, l'indigente deve dichiarare di esserlo, munirsi di tessera (rigorosamente carica!) e poter accedere nelle loro strutture. Sennò ciccia. Sembra facile, no? beh...ho appena finito di parlare con un clochard, che mi ha spiegato la procedura per ottenere una tessera. A dir poco agghiacciante. Nemmeno un avvocato riuscirebbe a districarsi tra la marea di uffici e l'infinita burocrazia che bisogna affrontare per ottenerla. Circoscrizioni, comuni, uffici caritas, un ping pong tra un ufficio e l'altro e un continuo rimando di competenze che, con l'aggiunta di idonee garanzie che l'indigente deve presentare, rendono praticamente inaccessibili le strutture caritas a chi povero lo è per davvero, e magari anche barbone. Ed infatti mi ha raccontato che la mensa caritas di Firenze dispone di una trentina di tavoli, rigorosamente occupati per un decimo ogni dì. A questo aggiungiamo che la tessera ha scadenza breve (tre mesi, mi è dato sapere) e che per utilizzarla occorrono crediti che non si sa come si ottengono (e su internet non vi sono notizie a proposito), allora possiamo arrivare alla pacifica conclusione che nemmeno il presidio più vicino agli indigenti è accessibile da loro e che la chiesa ha messo in atto una vera e propria operazione di facciata. Ah, aggiungo anche che i vestiti raccolti dalla caritas finiscono sistematicamente nelle bancarelle commerciali. Alla faccia della carità.
Beh, non mi stupisco (anche se rabbrividisco nel sentire certe storie di vita...), considerando nel complesso l'operato della chiesa cattolica. Una cattolica fervente mi disse, un pò di tempo fa, che i preti e i volontari della chiesa finiranno tutti all'inferno. Non lo so. So solo che servirebbe un bel piano regolatore, perchè se è davvero così, l'urbanizzazione infernale sarebbe selvaggia. Chissà se anche lì esenteranno dal pagamento dell'ici i rappresentanti del clero...

 
23 Febbraio 2009

Pazienza. Sarà per la prossima classe dirigente...

Il P.D. ha perso un'occasione, quella di confrontarsi con "la base" e di permettere alla gente di entrare (anche se dalla porta di servizio) nelle scelte di partito. Sarà stato per "paura" o forse perchè le primarie avrebbero sconvolto i delicati equilibri di potere all'interno della grande compagine di partito o forse per mancanza della cultura di contatti con la base, o forse perchè la democraticità interna non è mai andata a genio alla leadership di partito o chissà per quali motivi, ma certo hanno perso una grande occasione.
Peccato, perchè sarebbe stato un primo passo verso quel rincollamento con la gente, verso un nuovo contatto con chi non sanno rappreesentare, con chi li ha votati (io  no, grazie a Dio) e non ha trovato una voce forte di rappresentanza.
Ora il "nuovo" segretario (nuovo? è un Veltroni/bis!) ha già approntato il suo "rivoluzionario" programma. Via il governo ombra. Diamo una riassettata al partito. Stai friscu, direbbe qualche voce popolare, perchè non è così che si rinnova un partito. A ben pensarci, ci sono poche possibilità di rinnovare un partito. E' dagli anni '70 che si parla di "questione morale". Berlinguer ne parlò per il vecchio P.C., ma la questione si pone per quasi (??) tutti i partiti esistenti. Il fatto è che una visione "rivoluzionaria" del sistema partitico, una nuova leadership, un nuovo ripensamento dei rapporti con la base possono essere un buon punto di partenza. Ma nulla di nuovo sotto il sole. Ed è così che si continuerà a creare partiti, sigle, simboli, ma con la stessa gente, le stesse logiche, la stessa mentalità e le stesse parole. Ho sempre sostenuto che il P.D. è solo un abito nuovo in un corpo vecchio. Ma questa è la politica che sanno presentarci i nostri "amministratori" e questo dobbiamo tenerci, a meno che non siamo in grado di presentare un'alternativa. Con le nuove tecnologie e la nuova filosofia di social network, non mi pare difficile che si possa realizzare ed infatti...zac! qualcuno già pensa di chiudere facebook o di limitare internet. E così, mentre nella maggioranza aleggia la paura verso una base che si autoorganizza, il P.D. continua ad autoreferenziarsi e a proporre la solita, puzzolente, merda, passandola per cioccolata. Tanto, ad assaggiarla, ci si accorge della differenza. E' solo questione di tempo.
*Scusate, non mi lego a questa schiera, morrò pecora nera*

 
14 Febbraio 2009

S. Valentino vuol dire Cultura

Da "La stampa" del 14 febbraio 2009:

Una città - anzi, un’intera regione: oltre che a Torino, manifestazioni si terranno in tutto il Piemonte - scende oggi in piazza a difesa della cultura, contro i tagli che minacciano di ridurre al lumicino, o di condannare all’estinzione, ogni attività, ogni prospettiva, ogni investimento.

Dalle stagioni teatrali ai musei, dalle rassegne letterarie ai festival musicali, dalla rinata industria cinematografica alle «botteghe» del design e dei nuovi media.

«Innamorati della cultura», nel giorno di San Valentino, è una sfida che chiama a raccolta quanti, a qualsiasi titolo e in qualsiasi modo, «fanno cultura» in Piemonte. Per mostrarsi. Per coinvolgere i cittadini. Per dire che rinunciare alla cultura (con quale risparmio, poi? Costa poco, una percentuale minima dei bilanci pubblici) non significa soltanto mandare a spasso quattro intellettuali perdigiorno, bensì mettere in ginocchio un settore produttivo che, nel solo Piemonte, dà lavoro a oltre quarantamila persone: artisti, certo, ma anche artigiani e impiegati, donne delle pulizie e fornitori di servizi, e mille altre professionalità, un indotto cresciuto virtuosamente negli ultimi anni. Ma, soprattutto, con quella rinuncia si disconoscono le proprie radici, e ci si preclude il futuro.

Ciò forse spiega perché proprio Torino, proprio il Piemonte, unici in Italia abbiano scelto una risposta così insolita a una situazione generalizzata. I tagli alla cultura decisi dallo Stato e dagli enti locali riguardano l’intero Paese, in base allo sbrigativo assioma per cui in tempi di crisi si tutelano i corpi - ovvero i bisogni primari: cibo, lavoro, alloggio, salute - prima che le menti. Ma - al di là delle lamentele di rito - soltanto qui si è pensato, scendendo in piazza, di dare alla protesta i caratteri di un «movimento popolare».

In effetti a Torino e in Piemonte la cultura ha assunto, negli anni, un ruolo economico e sociale forte, fino a rappresentare, anche nel sentire diffuso, non soltanto un «fiore all’occhiello», bensì una concreta prospettiva di rilancio e rinnovamento: già prima delle Olimpiadi, e dalle Olimpiadi in poi con convinzione vieppiù condivisa, i piemontesi hanno sperimentato, nell’esperienza quotidiana, i frutti di un cambiamento innescato da investimenti che hanno - pur fra errori e qualche abuso - avuto sensibili ricadute in termini di turismo e di visibilità (con i conseguenti benefici occupazionali), oltre che di qualità della vita. E hanno cominciato, i piemontesi, a esserne orgogliosi; a credere che nel loro futuro ci fosse davvero qualcosa di diverso dalla fabbrica, o dall’emigrazione intellettuale. Oggi, proprio mentre stava per compiersi, quel progetto è condannato dalle ristrettezze economiche, e minaccia di sgretolarsi. E i piemontesi avvertono dolorosamente, oltre al comune pessimismo generato dalla crisi, anche la frustrazione di un sogno infranto.

Queste considerazioni inducono gli organizzatori a ben sperare nella risposta popolare all’iniziativa, benché i precedenti non siano tali da indurre soverchi ottimismi: la Storia non ricorda manifestazioni di massa a sostegno della cultura; semmai, in ogni tempo e paese il concorso del pubblico è stato entusiasta e collaborativo quando s’è trattato di bruciare in piazza opere d’arte, libri e filosofi. Se oggi «Innamorati della cultura» avrà successo, coinvolgendo davvero nella protesta molti cittadini, Torino ancora una volta traccerà una strada; ancora una volta sarà città laboratorio. Motivo di moderata soddisfazione per i torinesi: essi da sempre si fanno carico del ruolo, ma di quando in quando non disdegnerebbero di godere comodamente di soluzioni già sperimentate sulla pelle di qualcun altro. Tanto per cambiare.

Ricordiamoci che il nostro paese è (anzi, cominciamo a dire "era") considerato un "museo a cielo aperto", frutto di millenarie evoluzioni culturali, dalla magna grecia ad oggi, terra di scambi e d'incontri, terra di grandi conquiste ma anche di grandi lasciti artistici e culturali.
Purtroppo, come sostiene Ezio Mauro, nel momento in cui inizia una crisi economica, soprattutto di queste proporzioni, cosa si taglia per prima? Le materie "inutili", no? ecco spiegati i tagli ad università, ricerca e beni culturali. Ma ciò è frutto di una politica miope e poco attenta ai sistemi "alternativi" per affrontare (e, perchè no, anche uscire dalla) crisi. Perchè, a ben rifletterci, una ripartizione attenta delle risorse economiche da parte degli enti di governo dovrebbe privilegiare ciò di cui un paese dispone in abbondanza, per favorire non solo la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali, oppure la promozione delle attività culturali, ma soprattutto per incentivare il turismo, quel turismo che, secondo le intelligenti parole di Eugenio Scalfari, porta ricchezza senza far uscire dal paese beni o servizi, fa girare il denaro e in cambio chiede ben poco. Del resto, per fare un esempio minuto, un biglietto di un museo è un'entrata alla quale non corrisponde alcuna uscita. E se ad entrarci sono 100 visitatori, è un conto, ma se sono 1000, il discorso cambia. Allora, se si tagliano le risorse ai beni e alle attività culturali, ne risente il turismo, e con esso tutto l'indotto (pensateci: trasporti pubblici, pedaggi autostradali, bar, alberghi, souvenirs, ecc. ecc.). Allora, seguendo questa prospettiva, Sarkozy ha addirittura aumentato le risorse economiche per i beni e le attività culturali in Francia e, secondo uno studio di carattere mondiale, la Francia è considerata la prima meta preferenziale per il turismo planetario, superando l'Italia, pur avendo molte meno bellezze artistico-naturali e pur avendo molte meno tradizioni culturali delle nostre (per non parlare dell'aumento dei finanziamenti a ricerca ed università). A questo punto sorge spontanea una domanda: queste politiche (di incentivazione/disincentivazione) dipenderanno dall'area politica d'appartenenza o semplicemente dalla preparazione, lungimiranza ed intelligenza degli amministratori pubblici?
A voi la risposta...

 
13 Febbraio 2009

Un saluto...


Un saluto, Pino. Come vedi, non ti abbiamo dimenticato.

 

 
10 Febbraio 2009

Che Dio vi perdoni...

Da http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/eluana-englaro-3/eluana-vaticano/eluana-vaticano.html

"Che il signore l'accolga e perdoni chi l'ha portata a questo punto", dice il cardinal Javier Lozano Barragan.

Già eminenza, ha ragione.

Che Dio perdoni voi e la vostra morale bieca e distorta
Che Dio perdoni chi non sa leggere il vangelo (per inciso: Luca 9:59-62: Seguitami. Ed egli rispose: Permettimi prima d'andare a seppellir mio padre. Ma Gesù gli disse: Lascia i morti seppellire i loro morti; ma tu va' ad annunziare il regno di Dio).
Che Dio perdoni chi difende la vita di un morto ma lascia morire la vita di un vivo (per inciso: 75 anni di abusi su minori da parte dei preti tenuti nascosti dalla chiesa: http://www.axnet.it/forum/preti-pedofili-card-t289250.html)
Che Dio perdoni ancora chi non sa leggere il vangelo (a questo punto mi chiedo se l'abbiano mai letto e...per inciso: Matteo 22:17-21: Dicci dunque il tuo parere: E` lecito o no pagare il tributo a Cesare?". Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: "Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo". Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: "Di chi è questa immagine e l`iscrizione?". Gli risposero: "Di Cesare". Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio". Che, tradotto in lettera moderna, vuol dire: rispettate sia le leggi dello Stato che quelle di Dio. Che, tradotto nel caso concreto significa: rispettate una sentenza della Corte di Cassazione e, se proprio volete, pregate per la sua anima, ma non intromettetevi nella gestione di uno Stato laico.
Che Dio perdoni chi ignora la sofferenza dei familiari
Che Dio perdoni chi esprime cupidigia anzichè amore

Che Dio perdoni, infine, il cardinale che accusa di omicidio anzichè invocare perdono (per inciso: "E' stato un omicidio" sottolinea, invece, il cardinale Josè Saraiva Martins, membro del Pontificio consiglio della pastorale per gli operatori sanitari, aggiungendo che "hanno ucciso una persona innocente e incapace di difendersi". sempre tratto dallo stesso articolo di "Repubblica.it".
Che Dio vi perdoni per la lunga sofferenza di chi avete così cocciutamente attaccato. Amen. 

 
08 Febbraio 2009

Siete ridicoli...

Parlando con diversi cattolici praticanti, fortemente religiosi e cattolici convinti emerge l'idea che la vita allo stato "vegetale" non è da considerarsi vita. Anche a dire che si hanno le mestruazioni, un viso colorito ed i valori quasi normali, il fatto di non essere coscienti, di non potersi muovere, parlare, esprimere idee, nè tantomeno di poter aprire gli occhi, non può presupporre una condizione di vita. A far vivere chi ha subito un grave danno ci pensano - oggi - le moderne macchine mediche, ma si può parlare di vita quando un "corpo estraneo" costringe alla vita? Quando va contro natura, perchè la natura - senza macchine - avrebbe portato di conseguenza alla morte?

Mi da fastidio parlare delle disgrazie altrui. Non sapete quanto. Solo chi vive una vicenda simile può comprendere il fastidio che si prova a sentirne parlare. Questo è un motivo per cui mi da fastidio parlarne. Ma...lo scrivo non perchè ne parlano tutti, ma perchè ora si è superato davvero il limite. Ma davvero. Finora qualche incursione da parte della politica miope e servile alla chiesa mi ha fatto sorridere, incazzare, bestemmiare a volte. Ma oggi mi fa sentire annichilito, mi fa vergognare di vivere in questo bel paese, che di bello oggi pare avere poco. Ieri, in treno di ritorno da Bologna, ho incontrato un anziano viaggiatore veneziano. Da Bologna a Firenze non ha fatto altro che parlare, di tutto. Ma di qualsiasi problema dell'Italia parlasse, ritrovava la causa dei mali sempre e solo nella chiesa cattolica. A volte sorridevo nel sentirlo parlare, ma nel complesso non potevo non essere d'accordo con lui. Oggi la chiesa ha esagerato. Oggi i servi della chiesa hanno oltrepassato i limiti. Oggi hanno saputo smascherare le proprie esigenze di imperialismo. L'una (la chiesa) imponendo, con il solido potere che solo lei possiede, di bloccare l'esecuzione di una morte - ripeto - naturale, ingerendosi nelle democratiche decisioni di uno stato di diritto, in cui un padre può (anzi, deve) lottare per far rispettare la volontà della propria figlia e una corte può, (anzi, deve) decidere. In questo caso ha deciso in senso affermativo. L'altro (il vassallo del potere spirituale) eseguendo gli ordini e dichiarando che la Carta costituzionale impone troppi limiti alla propria potestà decisionale. Come se fosse un limite al potere di uno piuttosto che una garanzia di libertà di molti. Dichiarando per di più che se non si può adottare una legge del genere con un decreto legge, allora la Costituzione va cambiata. Ecco, smascherato. A volte basta un pò di impeto e di passione nell'accontentare uno dei propri padroni per far uscire il dittatore in fasce.

Sicuramente la frustrazione del dittatore in fasce è ampia, perchè sa benissimo che la Costituzione non si può cambiare senza una forte maggioranza in parlamento. E meno male, anche se temo che l'opposizione, pur di far bella figura con la maggioranza e nella paura di perdere il dialogo di cui tanto parlano, possa abbassarsi ad accontentare le scellerate pazzie di un uomo in preda al delirio di onnipotenza.
Qualcuno sulla rete ha scritto: spero che a qualcuno di loro capiti quello che è capitato a chi vogliono tenere in vita. Ecco. Non auguro tutto questo male, ma auguro di sentire quel pathos che  prova il padre e tutti quelli che hanno a cuore la salvezza, non l'accanimento di una persona. E salvarsi - a volte - può vuol dire morire. Amen. 

 
06 Febbraio 2009

Viva la lega!

Questo il disegno di legge appena apporovato dal Senato in prima lettura(da http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=87261&idCat=54):

La tassa sul permesso di soggiorno - Per averlo o rinnovarlo si dovrà pagare una tassa che dovrà essere fissata dal governo tra un minimo di 80 ad un massimo di 200 euro. Si istituisce il 'Fondo rimpatri per far tornare stranieri a paesi di origine. Lo straniero che richiede il permesso di soggiorno dovrà sottoscrivere un"Accordo di integrazione" finalizzato a promuovere la convivenza con i cittadini italiani.

Come si suol dire: curnutu e mazziatu. Non solo gli immigrati (non tutti, attenzione) vivono in stato di precarietà, disagio sociale e sftuttamento, ma devono pure pagare per stare in Italia. Non sarà una norma incostituzionale, oltre che discriminatoria? si violerebbe in buona sostanza l'art. 3 della Costituzione.

Registro dei clochard - Tutti i senza fissa dimora dovranno essere iscritti in un apposito registro istituito presso il ministero dell'Interno.

A che pro? Sembra quasi una scena dall'opera di Orwell "1984"; poi c'è un dato sociologico da considerare: se il clochard (spesso) fa una libera scelta di vivere "ai margini della società", farebbe una "libera" scelta di registrarsi? Oppure verranno "fermati" dalle forze dell'ordine e portati in questura per l'identificazione?  E' una cosa che si può fare senza aver commesso reati? Inoltre non sembra anche questa una discriminazione sociale? E' come se si volesse istituire un registro statale su "cattolici", "ebrei", "gay", "attivisti politici", "frequentatori di discoteche", ecc. ecc. E' possibile effettuare una registrazione di carattere micro-sociale?

Le ronde di cittadini - Associazioni di cittadini potranno segnalare alle forze dell'ordine situazioni di grave disagio sociale o di pericolo per la sicurezza pubblica. I cittadini in ogni caso non potranno girare armati.

Tranky! è il primo passo. La prossima disposizione reciterà: "potranno girare armati solo i cittadini con le seguenti caratteristiche...", e quella dopo ancora dirà: "potranno girare armati tutti i cittadini tranne quelli che...", infine dirà: "potranno girare tutti, ma proprio tutti; lo Stato contribuirà all'acquisto delle armi".

Denuncia degli irregolari dai parte dei medici - Soppressa la norma che vietava ai medici di segnalare la presenza di irregolari. Ora il medico potrà comportarsi secondo coscienza.

Una delazione istituzionalizzata.

Inasprito il 41 bis - Detenzione più lunga di altri 4 anni. Si prevedono carceri «ad hoc» per i boss preferibilmente sulle isole. Più difficile per loro comunicare anche con l'esterno.

A parte il mancato rispetto del principio di proporzionalità, non ci vedo niente di male.

No agli arresti domiciliari per gli stupratori - Gli stupratori non godranno più di alcuni benefici, tra cui gli arresti domiciliari e i possibili sconti di pena. Previsto l'arresto in flagranza.

Anche qui non si rispettano alcuni principi penali, ma moralmente mi sento di essere quasi d'accordo.

Sì a spray anti-stupro al peperoncino - Si liberalizza la vendita di spray urticanti non chimici.

Mah, spero solo che non mi succeda una cosa del genere: "scusi signorina, mi farebbe accendere?", "ahhhhhh!!! aiuto, uno stupratore", psssssssss, "ahhhhhhh!!! gli occhiiiiii!!!!!!".

Aggravanti per i reati di gruppo - Si aggiunge un'aggravante: se lesione od omicidio preterintenzionale vengono commessi con armi o sostanze corrosive o in gruppo. Condanne più dure se si tratta di reati anti-minori che avvengono vicino asili e scuole.

Vada per le armi o le sostanze corrosive, ma...non mi sembra rispettoso delle delicate norme sul concorso di persone nel reato. Del resto ogni partecipante dovrebbe godere di una pena diversa a seconda della partecipazione. Qui sembra si appiattisca tutto a: Avete concorso tutti? tutti avrete la stessa pena".

Più difficile avere la cittadinanza dopo le nozze - Lo straniero che sposa un cittadino italiano dovrà rimanere in Italia per almeno due anni prima di ottenere la cittadinanza.

Sembra ragionevole.

Possibile scioglimento delle organizzazioni non riconosciute - Se c'è il sospetto che associazioni, gruppi od organizzazioni non riconosciute svolgano attività con finalità terroristiche, il Viminale può disporne lo scioglimento e ordinarne la confisca dei beni.

Anche qui si entra in un ambito delicato: se non vengono stabiliti criteri certi è molto probabile che la piena discrezionalità del ministero degli interni (e di conseguenze della polizia) possa permettersi di sciogliere qualsiasi associazione "scomoda" con il pretesto delle finalità terroristiche. Attenzione, perchè la discrezionalità spesso è arbitrio.

No ad apologia o incitamento a delinquere via internet - Il ministero dell'Interno potrà ordinare l'oscuramento dei siti Internet sui quali si commette il reato di apologia o si istiga a delinquere.

In pratica, se io critico il governo, rischio che il mio blog mi sia oscurato.
Anche qui la discrezionalità la farebbe da padrona.


In sintesi: addio stato di diritto. Benvenuta dittatura.
Non vorrei sembrare troppo radicale, ma alcune disposizioni sembrano provenire proprio da una filosofia prettamente autoritaria e dittatoriale. Inoltre l'eccesso di zelo nel controllo a volte può portare a forme di "rabbonimento" e di "ritorno nei ranghi" per quelle sfere sociali che legittimamente possono, anzi debbono, criticare le scelte politiche di una maggioranza. Inserire queste norme in un "pacchetto sicurezza" contenente altre pienamente accettabili, inoltre, fa parte del giochetto per cui si approva tutto se non si vuol passare per un sostenitore del crimine. Si aggiunga che siamo in un periodo in cui tali misure sono considerate popolari, perchè la paura la fa da padrona sul raziocinio, e il gioco è fatto.
Infine: fatevi conti e vedete quali misure "oggettivamente" sono giuste e quali invadono la sfera di libertà del cittadino. Poi ne parliamo...
 
05 Febbraio 2009

Errare è umano, perseverare è P.roprio D.a L.ibertari...




'Ntorna

Già due anni fa, precisamente il 20 giugno 2006, scrissi un post sulle malefatte dell'ex presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto.
E' di pochi giorni fa la notizia di nuove accuse nei suoi confronti: materia diversa, ma legata alle vecchie accuse da un filo rosso: entrambi i presunti illeciti sarebbero stati effettuati quand'era presidente della Regione. Il primo è, ovviamente, finito nell'oblio della memoria, un pò come accade per tutte le inchieste riguardanti i politici (spesso di destra...non è una mia considerazione personale, ma una mera statistica. Ad ogni modo, se volete perdere 5 minuti, leggete questa statistica carina...), il secondo si concluderà molto probabilmente in una bolla di sapone o, nel peggiore dei casi, con un diniego dell'autorizzazione a procedere da parte delle camere, visto che il PDL ormai possiede una maggioranza così coesa e tranquillizzante da permettersi di far meramente ratificare decisioni già prese nel CDM. Infine, quando tutto va male, c'è sempre l'arma mediatica dell'attacco alla magistratura...quella risolve i problemi anche di chi è accusato con prove certe ed incontrovertibili, perchè di certo in Italia ormai è rimasto ben poco...

 
04 Febbraio 2009

Giuseppe Gatì

 

Di solito non uso inserire file da you tube sul mio blog, ma questo mi ha particolarmente scosso.
Più che altro perchè l'autore della contestazione è deceduto il 31 gennaio in un incidente presso un caseificio di proprietà del padre. Morto folgorato. Incidente, dicono.
Io invece mi chiedo come mai a morire d'incidente siano sempre i personaggi scomodi...così come accadde all'anarchico Pinelli. Di incidente si parlò e si parla tutt'ora.
Che dire...per ora lasciamo da parte le accuse (infondate ed indimostrabili, almeno per ora) e porgiamo i saluti a chi ha a cuore una realtà difficile e martoriata, non avendo paura di denunciare e di lavorare per il proprio territorio. E di morire.

 

 
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