24 Febbraio 2009

Dal vangelo secondo la chiesa (una, santa, cattolica, apostolica, tiranna, bieca, ipocrita, malvagia, criminale, aberrante)

E un giorno il papa disse: "fratelli che amate i poveri, fondate un istituto cattolico che possa aiutare gli indigenti". E fu così che venne fondata la CARITAS. Essa aveva il solo scopo di procurare sollievo ai sofferenti, un tetto agli erranti, un piatto caldo agli affamati, vestire i nudi, aiutare i bisognosi. Ma per fare ciò chiedeva l'aiuto della santa madre chiesa, la quale chiedeva l'aiuto delle diocesi, le quali chiedevano l'aiuto delle parrocchie, le quali chiedevano l'aiuto delle parrocchiane, le quali toglievano i vestiti vecchi (??) ed il pane di bocca ai propri mariti per darli alla parrocchia, la quale li dava, infine, alla caritas locale.
Ma qualcuno nella caritas, un giorno disse: "non ce la facciamo, abbiamo bisogno di volontari per poterci gestire meglio". E fu così che (vi risparmio la trafila) furono garantite le associazioni all'interno della caritas, fino ad istituzionalizzarne la presenza con il servizio civile.
Poi essa pian piano crebbe, fino a diventare una vera e propria struttura, dotata di uffici, mansioni, compiti, relazioni, insomma, una organizzazione con i contro cazzi.
Ma qualcuno direbbe: "e con questo? che c'è di male?" Niente, se non fosse che proprio io, con i miei occhi, un giorno mi trovai dinanzi, in una insospettabile casa di ferventi religiosi praticanti ed attivisti della caritas, una marea di prodotti alimentari: latte, pane, burro, marmellate, pasta, formaggi...insomma, un vero supermercato (come quelli istituiti oggi dalla caritas!). Essa (la fervente) mi disse: "dai, prendi qualcosa, su! ti faccio un cestino." Io,  da buon bambino goloso, accettai. Ma ancora mi bestemmio. Che ci faceva quella roba in quella casa? Mah...non voglio fare il maligno.
"E con questo?" direte voi. "Qualche mela marcia c'è dappertutto". Già. E' vero.
Oggi ho appena scoperto l'esistenza della tessera caritas. Praticamente, per usufruire dei loro servizi, l'indigente deve dichiarare di esserlo, munirsi di tessera (rigorosamente carica!) e poter accedere nelle loro strutture. Sennò ciccia. Sembra facile, no? beh...ho appena finito di parlare con un clochard, che mi ha spiegato la procedura per ottenere una tessera. A dir poco agghiacciante. Nemmeno un avvocato riuscirebbe a districarsi tra la marea di uffici e l'infinita burocrazia che bisogna affrontare per ottenerla. Circoscrizioni, comuni, uffici caritas, un ping pong tra un ufficio e l'altro e un continuo rimando di competenze che, con l'aggiunta di idonee garanzie che l'indigente deve presentare, rendono praticamente inaccessibili le strutture caritas a chi povero lo è per davvero, e magari anche barbone. Ed infatti mi ha raccontato che la mensa caritas di Firenze dispone di una trentina di tavoli, rigorosamente occupati per un decimo ogni dì. A questo aggiungiamo che la tessera ha scadenza breve (tre mesi, mi è dato sapere) e che per utilizzarla occorrono crediti che non si sa come si ottengono (e su internet non vi sono notizie a proposito), allora possiamo arrivare alla pacifica conclusione che nemmeno il presidio più vicino agli indigenti è accessibile da loro e che la chiesa ha messo in atto una vera e propria operazione di facciata. Ah, aggiungo anche che i vestiti raccolti dalla caritas finiscono sistematicamente nelle bancarelle commerciali. Alla faccia della carità.
Beh, non mi stupisco (anche se rabbrividisco nel sentire certe storie di vita...), considerando nel complesso l'operato della chiesa cattolica. Una cattolica fervente mi disse, un pò di tempo fa, che i preti e i volontari della chiesa finiranno tutti all'inferno. Non lo so. So solo che servirebbe un bel piano regolatore, perchè se è davvero così, l'urbanizzazione infernale sarebbe selvaggia. Chissà se anche lì esenteranno dal pagamento dell'ici i rappresentanti del clero...

 
23 Febbraio 2009

Pazienza. Sarà per la prossima classe dirigente...

Il P.D. ha perso un'occasione, quella di confrontarsi con "la base" e di permettere alla gente di entrare (anche se dalla porta di servizio) nelle scelte di partito. Sarà stato per "paura" o forse perchè le primarie avrebbero sconvolto i delicati equilibri di potere all'interno della grande compagine di partito o forse per mancanza della cultura di contatti con la base, o forse perchè la democraticità interna non è mai andata a genio alla leadership di partito o chissà per quali motivi, ma certo hanno perso una grande occasione.
Peccato, perchè sarebbe stato un primo passo verso quel rincollamento con la gente, verso un nuovo contatto con chi non sanno rappreesentare, con chi li ha votati (io  no, grazie a Dio) e non ha trovato una voce forte di rappresentanza.
Ora il "nuovo" segretario (nuovo? è un Veltroni/bis!) ha già approntato il suo "rivoluzionario" programma. Via il governo ombra. Diamo una riassettata al partito. Stai friscu, direbbe qualche voce popolare, perchè non è così che si rinnova un partito. A ben pensarci, ci sono poche possibilità di rinnovare un partito. E' dagli anni '70 che si parla di "questione morale". Berlinguer ne parlò per il vecchio P.C., ma la questione si pone per quasi (??) tutti i partiti esistenti. Il fatto è che una visione "rivoluzionaria" del sistema partitico, una nuova leadership, un nuovo ripensamento dei rapporti con la base possono essere un buon punto di partenza. Ma nulla di nuovo sotto il sole. Ed è così che si continuerà a creare partiti, sigle, simboli, ma con la stessa gente, le stesse logiche, la stessa mentalità e le stesse parole. Ho sempre sostenuto che il P.D. è solo un abito nuovo in un corpo vecchio. Ma questa è la politica che sanno presentarci i nostri "amministratori" e questo dobbiamo tenerci, a meno che non siamo in grado di presentare un'alternativa. Con le nuove tecnologie e la nuova filosofia di social network, non mi pare difficile che si possa realizzare ed infatti...zac! qualcuno già pensa di chiudere facebook o di limitare internet. E così, mentre nella maggioranza aleggia la paura verso una base che si autoorganizza, il P.D. continua ad autoreferenziarsi e a proporre la solita, puzzolente, merda, passandola per cioccolata. Tanto, ad assaggiarla, ci si accorge della differenza. E' solo questione di tempo.
*Scusate, non mi lego a questa schiera, morrò pecora nera*

 
14 Febbraio 2009

S. Valentino vuol dire Cultura

Da "La stampa" del 14 febbraio 2009:

Una città - anzi, un’intera regione: oltre che a Torino, manifestazioni si terranno in tutto il Piemonte - scende oggi in piazza a difesa della cultura, contro i tagli che minacciano di ridurre al lumicino, o di condannare all’estinzione, ogni attività, ogni prospettiva, ogni investimento.

Dalle stagioni teatrali ai musei, dalle rassegne letterarie ai festival musicali, dalla rinata industria cinematografica alle «botteghe» del design e dei nuovi media.

«Innamorati della cultura», nel giorno di San Valentino, è una sfida che chiama a raccolta quanti, a qualsiasi titolo e in qualsiasi modo, «fanno cultura» in Piemonte. Per mostrarsi. Per coinvolgere i cittadini. Per dire che rinunciare alla cultura (con quale risparmio, poi? Costa poco, una percentuale minima dei bilanci pubblici) non significa soltanto mandare a spasso quattro intellettuali perdigiorno, bensì mettere in ginocchio un settore produttivo che, nel solo Piemonte, dà lavoro a oltre quarantamila persone: artisti, certo, ma anche artigiani e impiegati, donne delle pulizie e fornitori di servizi, e mille altre professionalità, un indotto cresciuto virtuosamente negli ultimi anni. Ma, soprattutto, con quella rinuncia si disconoscono le proprie radici, e ci si preclude il futuro.

Ciò forse spiega perché proprio Torino, proprio il Piemonte, unici in Italia abbiano scelto una risposta così insolita a una situazione generalizzata. I tagli alla cultura decisi dallo Stato e dagli enti locali riguardano l’intero Paese, in base allo sbrigativo assioma per cui in tempi di crisi si tutelano i corpi - ovvero i bisogni primari: cibo, lavoro, alloggio, salute - prima che le menti. Ma - al di là delle lamentele di rito - soltanto qui si è pensato, scendendo in piazza, di dare alla protesta i caratteri di un «movimento popolare».

In effetti a Torino e in Piemonte la cultura ha assunto, negli anni, un ruolo economico e sociale forte, fino a rappresentare, anche nel sentire diffuso, non soltanto un «fiore all’occhiello», bensì una concreta prospettiva di rilancio e rinnovamento: già prima delle Olimpiadi, e dalle Olimpiadi in poi con convinzione vieppiù condivisa, i piemontesi hanno sperimentato, nell’esperienza quotidiana, i frutti di un cambiamento innescato da investimenti che hanno - pur fra errori e qualche abuso - avuto sensibili ricadute in termini di turismo e di visibilità (con i conseguenti benefici occupazionali), oltre che di qualità della vita. E hanno cominciato, i piemontesi, a esserne orgogliosi; a credere che nel loro futuro ci fosse davvero qualcosa di diverso dalla fabbrica, o dall’emigrazione intellettuale. Oggi, proprio mentre stava per compiersi, quel progetto è condannato dalle ristrettezze economiche, e minaccia di sgretolarsi. E i piemontesi avvertono dolorosamente, oltre al comune pessimismo generato dalla crisi, anche la frustrazione di un sogno infranto.

Queste considerazioni inducono gli organizzatori a ben sperare nella risposta popolare all’iniziativa, benché i precedenti non siano tali da indurre soverchi ottimismi: la Storia non ricorda manifestazioni di massa a sostegno della cultura; semmai, in ogni tempo e paese il concorso del pubblico è stato entusiasta e collaborativo quando s’è trattato di bruciare in piazza opere d’arte, libri e filosofi. Se oggi «Innamorati della cultura» avrà successo, coinvolgendo davvero nella protesta molti cittadini, Torino ancora una volta traccerà una strada; ancora una volta sarà città laboratorio. Motivo di moderata soddisfazione per i torinesi: essi da sempre si fanno carico del ruolo, ma di quando in quando non disdegnerebbero di godere comodamente di soluzioni già sperimentate sulla pelle di qualcun altro. Tanto per cambiare.

Ricordiamoci che il nostro paese è (anzi, cominciamo a dire "era") considerato un "museo a cielo aperto", frutto di millenarie evoluzioni culturali, dalla magna grecia ad oggi, terra di scambi e d'incontri, terra di grandi conquiste ma anche di grandi lasciti artistici e culturali.
Purtroppo, come sostiene Ezio Mauro, nel momento in cui inizia una crisi economica, soprattutto di queste proporzioni, cosa si taglia per prima? Le materie "inutili", no? ecco spiegati i tagli ad università, ricerca e beni culturali. Ma ciò è frutto di una politica miope e poco attenta ai sistemi "alternativi" per affrontare (e, perchè no, anche uscire dalla) crisi. Perchè, a ben rifletterci, una ripartizione attenta delle risorse economiche da parte degli enti di governo dovrebbe privilegiare ciò di cui un paese dispone in abbondanza, per favorire non solo la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali, oppure la promozione delle attività culturali, ma soprattutto per incentivare il turismo, quel turismo che, secondo le intelligenti parole di Eugenio Scalfari, porta ricchezza senza far uscire dal paese beni o servizi, fa girare il denaro e in cambio chiede ben poco. Del resto, per fare un esempio minuto, un biglietto di un museo è un'entrata alla quale non corrisponde alcuna uscita. E se ad entrarci sono 100 visitatori, è un conto, ma se sono 1000, il discorso cambia. Allora, se si tagliano le risorse ai beni e alle attività culturali, ne risente il turismo, e con esso tutto l'indotto (pensateci: trasporti pubblici, pedaggi autostradali, bar, alberghi, souvenirs, ecc. ecc.). Allora, seguendo questa prospettiva, Sarkozy ha addirittura aumentato le risorse economiche per i beni e le attività culturali in Francia e, secondo uno studio di carattere mondiale, la Francia è considerata la prima meta preferenziale per il turismo planetario, superando l'Italia, pur avendo molte meno bellezze artistico-naturali e pur avendo molte meno tradizioni culturali delle nostre (per non parlare dell'aumento dei finanziamenti a ricerca ed università). A questo punto sorge spontanea una domanda: queste politiche (di incentivazione/disincentivazione) dipenderanno dall'area politica d'appartenenza o semplicemente dalla preparazione, lungimiranza ed intelligenza degli amministratori pubblici?
A voi la risposta...

 
13 Febbraio 2009

Un saluto...


Un saluto, Pino. Come vedi, non ti abbiamo dimenticato.

 

 
10 Febbraio 2009

Che Dio vi perdoni...

Da http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/eluana-englaro-3/eluana-vaticano/eluana-vaticano.html

"Che il signore l'accolga e perdoni chi l'ha portata a questo punto", dice il cardinal Javier Lozano Barragan.

Già eminenza, ha ragione.

Che Dio perdoni voi e la vostra morale bieca e distorta
Che Dio perdoni chi non sa leggere il vangelo (per inciso: Luca 9:59-62: Seguitami. Ed egli rispose: Permettimi prima d'andare a seppellir mio padre. Ma Gesù gli disse: Lascia i morti seppellire i loro morti; ma tu va' ad annunziare il regno di Dio).
Che Dio perdoni chi difende la vita di un morto ma lascia morire la vita di un vivo (per inciso: 75 anni di abusi su minori da parte dei preti tenuti nascosti dalla chiesa: http://www.axnet.it/forum/preti-pedofili-card-t289250.html)
Che Dio perdoni ancora chi non sa leggere il vangelo (a questo punto mi chiedo se l'abbiano mai letto e...per inciso: Matteo 22:17-21: Dicci dunque il tuo parere: E` lecito o no pagare il tributo a Cesare?". Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: "Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo". Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: "Di chi è questa immagine e l`iscrizione?". Gli risposero: "Di Cesare". Allora disse loro: "Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio". Che, tradotto in lettera moderna, vuol dire: rispettate sia le leggi dello Stato che quelle di Dio. Che, tradotto nel caso concreto significa: rispettate una sentenza della Corte di Cassazione e, se proprio volete, pregate per la sua anima, ma non intromettetevi nella gestione di uno Stato laico.
Che Dio perdoni chi ignora la sofferenza dei familiari
Che Dio perdoni chi esprime cupidigia anzichè amore

Che Dio perdoni, infine, il cardinale che accusa di omicidio anzichè invocare perdono (per inciso: "E' stato un omicidio" sottolinea, invece, il cardinale Josè Saraiva Martins, membro del Pontificio consiglio della pastorale per gli operatori sanitari, aggiungendo che "hanno ucciso una persona innocente e incapace di difendersi". sempre tratto dallo stesso articolo di "Repubblica.it".
Che Dio vi perdoni per la lunga sofferenza di chi avete così cocciutamente attaccato. Amen. 

 
08 Febbraio 2009

Siete ridicoli...

Parlando con diversi cattolici praticanti, fortemente religiosi e cattolici convinti emerge l'idea che la vita allo stato "vegetale" non è da considerarsi vita. Anche a dire che si hanno le mestruazioni, un viso colorito ed i valori quasi normali, il fatto di non essere coscienti, di non potersi muovere, parlare, esprimere idee, nè tantomeno di poter aprire gli occhi, non può presupporre una condizione di vita. A far vivere chi ha subito un grave danno ci pensano - oggi - le moderne macchine mediche, ma si può parlare di vita quando un "corpo estraneo" costringe alla vita? Quando va contro natura, perchè la natura - senza macchine - avrebbe portato di conseguenza alla morte?

Mi da fastidio parlare delle disgrazie altrui. Non sapete quanto. Solo chi vive una vicenda simile può comprendere il fastidio che si prova a sentirne parlare. Questo è un motivo per cui mi da fastidio parlarne. Ma...lo scrivo non perchè ne parlano tutti, ma perchè ora si è superato davvero il limite. Ma davvero. Finora qualche incursione da parte della politica miope e servile alla chiesa mi ha fatto sorridere, incazzare, bestemmiare a volte. Ma oggi mi fa sentire annichilito, mi fa vergognare di vivere in questo bel paese, che di bello oggi pare avere poco. Ieri, in treno di ritorno da Bologna, ho incontrato un anziano viaggiatore veneziano. Da Bologna a Firenze non ha fatto altro che parlare, di tutto. Ma di qualsiasi problema dell'Italia parlasse, ritrovava la causa dei mali sempre e solo nella chiesa cattolica. A volte sorridevo nel sentirlo parlare, ma nel complesso non potevo non essere d'accordo con lui. Oggi la chiesa ha esagerato. Oggi i servi della chiesa hanno oltrepassato i limiti. Oggi hanno saputo smascherare le proprie esigenze di imperialismo. L'una (la chiesa) imponendo, con il solido potere che solo lei possiede, di bloccare l'esecuzione di una morte - ripeto - naturale, ingerendosi nelle democratiche decisioni di uno stato di diritto, in cui un padre può (anzi, deve) lottare per far rispettare la volontà della propria figlia e una corte può, (anzi, deve) decidere. In questo caso ha deciso in senso affermativo. L'altro (il vassallo del potere spirituale) eseguendo gli ordini e dichiarando che la Carta costituzionale impone troppi limiti alla propria potestà decisionale. Come se fosse un limite al potere di uno piuttosto che una garanzia di libertà di molti. Dichiarando per di più che se non si può adottare una legge del genere con un decreto legge, allora la Costituzione va cambiata. Ecco, smascherato. A volte basta un pò di impeto e di passione nell'accontentare uno dei propri padroni per far uscire il dittatore in fasce.

Sicuramente la frustrazione del dittatore in fasce è ampia, perchè sa benissimo che la Costituzione non si può cambiare senza una forte maggioranza in parlamento. E meno male, anche se temo che l'opposizione, pur di far bella figura con la maggioranza e nella paura di perdere il dialogo di cui tanto parlano, possa abbassarsi ad accontentare le scellerate pazzie di un uomo in preda al delirio di onnipotenza.
Qualcuno sulla rete ha scritto: spero che a qualcuno di loro capiti quello che è capitato a chi vogliono tenere in vita. Ecco. Non auguro tutto questo male, ma auguro di sentire quel pathos che  prova il padre e tutti quelli che hanno a cuore la salvezza, non l'accanimento di una persona. E salvarsi - a volte - può vuol dire morire. Amen. 

 
06 Febbraio 2009

Viva la lega!

Questo il disegno di legge appena apporovato dal Senato in prima lettura(da http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=87261&idCat=54):

La tassa sul permesso di soggiorno - Per averlo o rinnovarlo si dovrà pagare una tassa che dovrà essere fissata dal governo tra un minimo di 80 ad un massimo di 200 euro. Si istituisce il 'Fondo rimpatri per far tornare stranieri a paesi di origine. Lo straniero che richiede il permesso di soggiorno dovrà sottoscrivere un"Accordo di integrazione" finalizzato a promuovere la convivenza con i cittadini italiani.

Come si suol dire: curnutu e mazziatu. Non solo gli immigrati (non tutti, attenzione) vivono in stato di precarietà, disagio sociale e sftuttamento, ma devono pure pagare per stare in Italia. Non sarà una norma incostituzionale, oltre che discriminatoria? si violerebbe in buona sostanza l'art. 3 della Costituzione.

Registro dei clochard - Tutti i senza fissa dimora dovranno essere iscritti in un apposito registro istituito presso il ministero dell'Interno.

A che pro? Sembra quasi una scena dall'opera di Orwell "1984"; poi c'è un dato sociologico da considerare: se il clochard (spesso) fa una libera scelta di vivere "ai margini della società", farebbe una "libera" scelta di registrarsi? Oppure verranno "fermati" dalle forze dell'ordine e portati in questura per l'identificazione?  E' una cosa che si può fare senza aver commesso reati? Inoltre non sembra anche questa una discriminazione sociale? E' come se si volesse istituire un registro statale su "cattolici", "ebrei", "gay", "attivisti politici", "frequentatori di discoteche", ecc. ecc. E' possibile effettuare una registrazione di carattere micro-sociale?

Le ronde di cittadini - Associazioni di cittadini potranno segnalare alle forze dell'ordine situazioni di grave disagio sociale o di pericolo per la sicurezza pubblica. I cittadini in ogni caso non potranno girare armati.

Tranky! è il primo passo. La prossima disposizione reciterà: "potranno girare armati solo i cittadini con le seguenti caratteristiche...", e quella dopo ancora dirà: "potranno girare armati tutti i cittadini tranne quelli che...", infine dirà: "potranno girare tutti, ma proprio tutti; lo Stato contribuirà all'acquisto delle armi".

Denuncia degli irregolari dai parte dei medici - Soppressa la norma che vietava ai medici di segnalare la presenza di irregolari. Ora il medico potrà comportarsi secondo coscienza.

Una delazione istituzionalizzata.

Inasprito il 41 bis - Detenzione più lunga di altri 4 anni. Si prevedono carceri «ad hoc» per i boss preferibilmente sulle isole. Più difficile per loro comunicare anche con l'esterno.

A parte il mancato rispetto del principio di proporzionalità, non ci vedo niente di male.

No agli arresti domiciliari per gli stupratori - Gli stupratori non godranno più di alcuni benefici, tra cui gli arresti domiciliari e i possibili sconti di pena. Previsto l'arresto in flagranza.

Anche qui non si rispettano alcuni principi penali, ma moralmente mi sento di essere quasi d'accordo.

Sì a spray anti-stupro al peperoncino - Si liberalizza la vendita di spray urticanti non chimici.

Mah, spero solo che non mi succeda una cosa del genere: "scusi signorina, mi farebbe accendere?", "ahhhhhh!!! aiuto, uno stupratore", psssssssss, "ahhhhhhh!!! gli occhiiiiii!!!!!!".

Aggravanti per i reati di gruppo - Si aggiunge un'aggravante: se lesione od omicidio preterintenzionale vengono commessi con armi o sostanze corrosive o in gruppo. Condanne più dure se si tratta di reati anti-minori che avvengono vicino asili e scuole.

Vada per le armi o le sostanze corrosive, ma...non mi sembra rispettoso delle delicate norme sul concorso di persone nel reato. Del resto ogni partecipante dovrebbe godere di una pena diversa a seconda della partecipazione. Qui sembra si appiattisca tutto a: Avete concorso tutti? tutti avrete la stessa pena".

Più difficile avere la cittadinanza dopo le nozze - Lo straniero che sposa un cittadino italiano dovrà rimanere in Italia per almeno due anni prima di ottenere la cittadinanza.

Sembra ragionevole.

Possibile scioglimento delle organizzazioni non riconosciute - Se c'è il sospetto che associazioni, gruppi od organizzazioni non riconosciute svolgano attività con finalità terroristiche, il Viminale può disporne lo scioglimento e ordinarne la confisca dei beni.

Anche qui si entra in un ambito delicato: se non vengono stabiliti criteri certi è molto probabile che la piena discrezionalità del ministero degli interni (e di conseguenze della polizia) possa permettersi di sciogliere qualsiasi associazione "scomoda" con il pretesto delle finalità terroristiche. Attenzione, perchè la discrezionalità spesso è arbitrio.

No ad apologia o incitamento a delinquere via internet - Il ministero dell'Interno potrà ordinare l'oscuramento dei siti Internet sui quali si commette il reato di apologia o si istiga a delinquere.

In pratica, se io critico il governo, rischio che il mio blog mi sia oscurato.
Anche qui la discrezionalità la farebbe da padrona.


In sintesi: addio stato di diritto. Benvenuta dittatura.
Non vorrei sembrare troppo radicale, ma alcune disposizioni sembrano provenire proprio da una filosofia prettamente autoritaria e dittatoriale. Inoltre l'eccesso di zelo nel controllo a volte può portare a forme di "rabbonimento" e di "ritorno nei ranghi" per quelle sfere sociali che legittimamente possono, anzi debbono, criticare le scelte politiche di una maggioranza. Inserire queste norme in un "pacchetto sicurezza" contenente altre pienamente accettabili, inoltre, fa parte del giochetto per cui si approva tutto se non si vuol passare per un sostenitore del crimine. Si aggiunga che siamo in un periodo in cui tali misure sono considerate popolari, perchè la paura la fa da padrona sul raziocinio, e il gioco è fatto.
Infine: fatevi conti e vedete quali misure "oggettivamente" sono giuste e quali invadono la sfera di libertà del cittadino. Poi ne parliamo...
 
05 Febbraio 2009

Errare è umano, perseverare è P.roprio D.a L.ibertari...




'Ntorna

Già due anni fa, precisamente il 20 giugno 2006, scrissi un post sulle malefatte dell'ex presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto.
E' di pochi giorni fa la notizia di nuove accuse nei suoi confronti: materia diversa, ma legata alle vecchie accuse da un filo rosso: entrambi i presunti illeciti sarebbero stati effettuati quand'era presidente della Regione. Il primo è, ovviamente, finito nell'oblio della memoria, un pò come accade per tutte le inchieste riguardanti i politici (spesso di destra...non è una mia considerazione personale, ma una mera statistica. Ad ogni modo, se volete perdere 5 minuti, leggete questa statistica carina...), il secondo si concluderà molto probabilmente in una bolla di sapone o, nel peggiore dei casi, con un diniego dell'autorizzazione a procedere da parte delle camere, visto che il PDL ormai possiede una maggioranza così coesa e tranquillizzante da permettersi di far meramente ratificare decisioni già prese nel CDM. Infine, quando tutto va male, c'è sempre l'arma mediatica dell'attacco alla magistratura...quella risolve i problemi anche di chi è accusato con prove certe ed incontrovertibili, perchè di certo in Italia ormai è rimasto ben poco...

 
04 Febbraio 2009

Giuseppe Gatì

 

Di solito non uso inserire file da you tube sul mio blog, ma questo mi ha particolarmente scosso.
Più che altro perchè l'autore della contestazione è deceduto il 31 gennaio in un incidente presso un caseificio di proprietà del padre. Morto folgorato. Incidente, dicono.
Io invece mi chiedo come mai a morire d'incidente siano sempre i personaggi scomodi...così come accadde all'anarchico Pinelli. Di incidente si parlò e si parla tutt'ora.
Che dire...per ora lasciamo da parte le accuse (infondate ed indimostrabili, almeno per ora) e porgiamo i saluti a chi ha a cuore una realtà difficile e martoriata, non avendo paura di denunciare e di lavorare per il proprio territorio. E di morire.

 

 
27 Gennaio 2009

Giunge e scompare

 

Giunge a tarda ora
mentre nello schermo scorrono incomprensibili immagini
di un film già visto
Giunge a bottiglia mezza vuota
con un lieve torpore
dovuto all'ebrezza dell'alcool
giunge con una sigaretta tra le labbra
mentre il fumo piano colora la tenue stanza
giunge e scompare nel comporre poveri versi
privi di logica serena lucidità
mentre fiumi di note invadono
la mente colma di pensieri
ma priva di piacenti rime
giunge e scompare
mentre pervaso da un dispiacere terreno
con l'animo informe
compongo parole senza senso
versi senza rima.
Giunge così
e prima di comporre
scompare
l'ispirazione del poeta.
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